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domenica 21 aprile 2013

"L'EREDITA' TEMPLARE IN MASSONERIA" DI FREDERICK GRAHAM SPEIDEL




Frederick Graham Speidel, L’eredità templare nella massoneria - Il Rito di York (a cura di Franco Valgattarri), Mimesis editore, 2010 (€.14,00)

Veramente ricco e documentato il saggio di Frederick Graham Speidel, che, pure in un volumetto di dimensioni contenute (146 pagine) e di agile lettura, riesce a tracciare un’esauriente presentazione del Rito di York, della sua storia, del suo simbolismo, penetrando i segreti delle tre camere (il Capitolo dei Liberi Muratori dell’Arco Reale, il Concilio dei Maestri Reali ed Eletti o Massoni Criptici, e la Commenda dei Cavalieri Templari), ma - prima di ogni altra cosa - tratteggia le caratteristiche della Massoneria Azzurra (nei tre gradi di Apprendista, Compagno d’arte e Maestro).
E fa tutto questo lungo percorso muovendosi su quel crinale sottile, impervio e pericoloso che separa la storia dalla leggenda, senza mai trascendere nella paccottiglia «di genere» che troppo spesso affligge la letteratura massonica, ma d’altra parte senza cedere alla tentazione di un approccio freddo e distante come talvolta risulta quello meramente accademico.
Speidel esce vittorioso da questa sfida per propri meriti, ma certamente anche perché la massoneria si presta a questa lettura doppia (ancorché difficoltosa), fondata tanto sulla storia quanto sul mito.
Merito va anche a Franco Valgattarri che ha curato l’edizione italiana di un’opera che ha ormai più di quarant’anni (risale al 1978), ma pare non risentirne, anche perché il curatore italiano non ne è un semplice traduttore ma ha svolto abilmente il suo ruolo di adattatore al contesto attuale italiano.
Ma il giudizio sarebbe incompleto se tacessimo un difetto, tutto italiano, del libro: vuoi per sfruttare abilmente il filone templare che sta riscuotendo tanto successo, vuoi per l’italica mania di non rispettare nella traduzione i titoli originali, il volume promette nel titolo ciò che in realtà non può mantenere: l'eredità templare della massoneria non si esaurisce infatti nel Rito di York, ma permea ad esempio alcuni gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato, di cui nel libro non si trova traccia, mentre il saggio di Speidel si sofferma lungamente, come detto, sulla Massoneria dell’Arco Reale e su quella Criptica, che non hanno una diretta filiazione (o anche solo ispirazione) templare. Ma certo non è colpa di Speidel, che aveva onestamente intitolato il libro «The York Rite of Freemasonry, a History and Handbook», la cui traduzione letterale suonerebbe semplicemente come «Il Rito di York della Massoneria, una storia e un manuale».
Peccato davvero, perché con la carenza di volumi italiani sul Rito di York (escludendo saggi molto specifici su alcuni peculiari aspetti, ricordiamo appena un paio di opere firmate da Massimo Graziani e poco più) il libro ne avrebbe forse potuto trarre dei vantaggi,  persino in termini di marketing.
                  
                                                                                    Marco Rocchi

giovedì 18 aprile 2013

"SCRITTI ALCHEMICI E MASSONICI" DI PAOLO LUCARELLI



Paolo Lucarelli, Scritti alchemici e massonici di un grande alchimista del nostro tempo, Mimesis Editore, 2012 (€.28,00)


Gratianus, alchimista di cui abbiamo già recensito il libro "L'arca d’argento", si è fatto carico di raccogliere gli scritti di Paolo Lucarelli nel periodo 1978-2005.
È un’opera ponderosa, per la quale si deve ringraziare non solo il curatore, ma anche l’illuminata disponibilità della Mimesis che si è fatta carico di un impegno editoriale non indifferente.
Ma chi era Paolo Lucarelli? Sebbene il suo nome sia molto noto negli ambienti esoterico-massonici, non sono molti a conoscere la sua biografia. Non molti sanno, ad esempio, della sua solida preparazione scientifica, culminata con la laurea in Fisica.
Molti conoscono la sua appartenenza massonica (che lo porterà fino al 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato - a riguardo del quale ha scritto alcuni saggi indimenticabili presenti nel volume - e a prestigiosi incarichi nel Grande Oriente d’Italia), ma pochi sanno che questa esperienza precedette temporalmente il suo interesse per l’alchimia, e certamente ne rappresentò uno stimolo.
Non molti sono a conoscenza del fatto che fu l’ultimo (e dopo la morte di Jean Laplace anche l’unico) erede spirituale di Eugene Canseliet, a sua volta erede del sapere di Fulcanelli.
Fu proprio la scomparsa del sodale e fraterno amico Laplace - avvenuta nel 1996 - a imprimere in Lucarelli una svolta ancora più spirituale di quanto già non manifestasse in precedenza. In questo periodo si avvicina anche al Taoismo, al Sufismo, alla mistica Orientale. Fu come se «la profonda emozione lo spingesse a ricordare al ristretto gruppo di allievi operativi che ruotavano attorno a lui [Gratianus è tra questi? Io credo di sì] i limiti della condizione umana, e l’inevitabile profonda solitudine di chi si avvicina alla Conoscenza del Sacro: Initium Sapientiae Est Timor Dei», come ci ricorda il curatore nelle pagine finali del volume, dedicate alla biografia del Maestro.
E noi, guidati da queste parole, ci accorgiamo, leggendo i vari saggi, di questo cambiamento: i primi lavori ci appaiono talvolta di approfondimento culturale (sebbene sempre intimamente vissuti, come le parole lasciano trasparire in filigrana), mentre i contributi più tardi sono più intimi, diventano espressione viva e vitale dell’esperienza iniziatica. Forse più difficili da intendere - come dev’essere necessariamente nell’ambito di una disciplina iniziatica - ma certamente anche più veri, come se l’intuizione si fosse fatta carne, come se lo Spirito emergesse con prepotenza in ogni parola.
Eppure resta in Lucarelli il desiderio di comunicare a chi sia in grado di intendere, senza far pesare all’interlocutore la sua straordinaria posizione, che è quella del Maestro, un Maestro vero. È un Maestro che parla al cuore e alla mente, con la generosità di chi dona la propria conoscenza, pur nella consapevolezza che gran parte del percorso dovrà farla (se vorrà e potrà) l’interlocutore, l’allievo assetato di sapere.
Paolo Lucarelli scrive fino all’ultimo, fino al 14 luglio 2005, data in cui muore o - per meglio dire - «lascia questa manifestazione». Dietro di lui un vuoto immenso, riempito solo dalla speranza che i suoi insegnamenti non vadano perduti.
Ci penseranno i suoi allievi, ci sta pensando Gratianus, cui va il nostro riconoscente omaggio.

mercoledì 19 dicembre 2012

LE VIGNETTE MASSONICHE DI SERGIO SARRI


Ridersi addosso, praticare l'arte sottile dell'autoironia, è tipico della cultura Massonica.
Esiste una grande tradizione di umorismo massonico, sviluppata specialmente in Francia e, più di recente, in Spagna.
Mancava, però, un autore nostrano a tenere alta la bandiera italiana.
Ci ha pensato Fratel Pisquano, alias Sergio Sarri (classe 1954, iniziato 32 anni fa in una Loggia milanese e oggi in piedilista alla R.L. Zamboni-de Rolandis all'Oriente di Bologna), con due raccolte di vignette - di cui la prima solo in versione ebook e la seconda anche in cartaceo - entrambe acquistabili dal sito
http://www.lulu.com/spotlight/sergiosarri

Nel link che segue, sono visualizzabili alcune vignette:

https://www.box.com/s/ct6o4g3a1nd9vtyalp7l

lunedì 9 luglio 2012

UNA POESIA MASSONICA

La copertina della raccolta poetica "Geroglifico"
di Federico Guastella

Proponiamo una poesia di Federico Guastella, dalla silloge "Geroglifico" (Libreria Editrice Urso, 2012); collocata in una raccolta non dichiaratamente massonica, tuttavia presenta un evidente simbolismo liberomuratorio, tutto incentrato sul lavoro personale dell'apprendista sulla pietra grezza:



CATARSI

Generosa l'arte di sgrossare la pietra
che espelle scorie velenose dal giardino
della vita.
Ecco! Guarisce dalla sordità, fratello,
e libera dalla benda che oscura la pupilla.
Catarsi la sgrossatura della pietra.
Obbliga a frangere l'opaco specchio
del passato, a respingere gli avidi idoli
del presente che incalzano, e a levigarla
ogni asprezza della testata d'angolo 
che, spiga di grano, ci sostiene.
Cerca dentro di te, fratello, il candore
del cigno.
E' futuro di pace, 
spazio comune il suo cuore. 
Voglia d'infinita luce.



A una lettura attenta, altre poesie della raccolta appaiono ispirate, quasi contaminate, dal simbolismo latomistico. Un libro da leggere, assaporandolo pagina dopo pagina, senza fretta.







martedì 3 luglio 2012

"FILOSOFIA MASSONICA" DI MAURO CASCIO



Mauro Cascio
Filosofia Massonica
Nota introduttiva di Alessandro Cecchi Paone e appendici di Antonio Cecere e Marco Rocchi
Bastogi Editore, 2012, €.12,00

Quella di Mauro Cascio è una sfida. Una sfida lanciata anche da altri, ma che ora, grazie all’apertura (seppur minima) del mondo culturale e letterario, è pronta per essere accolta da un più vasto pubblico. Si tratta, come scritto nella quarta di copertina, di restituire agli studi filosofici uno degli “oggetti” più straordinari della cultura occidentale degli ultimi tre secoli, vale a dire, l’Istituzione Massonica.
Parlare di filosofia massonica e non solo di filosofi massoni, può suonare alquanto inusuale per coloro che sono abituati ad associare la parola “massonico” alle teorie complottistiche, alle vicende come la P2 o ai libri in stile Dan Brown.
C’è, in effetti, un abuso oramai storicamente ben documentato, delle parole e dei simboli riguardanti la massoneria. Abuso fin troppo spesso doloso. Aborto di una disinformazione che non solo mira al facile guadagno con sensazionalismi sincretistici di ogni tipo, ma che mira concretamente alle fondamenta della tradizione laica, o anche più semplicemente a tutto ciò che infastidisce la tradizionale fattura religiosa e politica del paese.
Se è vero che da una parte la Massoneria (se di Massoneria con la “m” maiuscola è possibile parlare) riceve tuttora discriminazioni da organizzazioni religiose e politiche contrapposte ai valori laici e liberali, si deve anche ammettere che c’è una sorta di indifferenza allargata verso l’analisi della portata filosofica del fenomeno massonico. Non sono rare, infatti, le pubblicazioni straniere a riguardo (si pensi per esempio ai rilevanti studi di Margaret C. Jacob o alle importanti affermazioni di J. Habermas per quanto riguarda il contributo della Massoneria allo sviluppo della società borghese) ma sono ancora troppo poche le pubblicazioni italiane che possono davvero ridare all’istituzione massonica quel lustro che da troppo tempo le è stato negato. Di certo non servono a questo scopo le notizie che si apprendono dai deliranti media italiani, dove improvvisati storici ed esperti di un fantomatico “esoterismo” si addentrano, circondati da atmosfere alla Eyes Wide Shut, in territori che non competono ai nani e alle ballerine.
Ma come sempre, nella più tetra notte, alcuni ricercatori scoprono la Luce, ed ecco che senza lasciarsi troppo abbagliare iniziano a diffonderla nei loro ambienti. È il caso di Mauro Cascio, Antonio Cecere e Marco Rocchi, i quali ci permettono in una sola opera di attingere da tre prospettive massoniche e/o filosofiche diverse .
Mauro Cascio (giornalista, scrittore, laureato in Filosofia) ci accompagnerà nel suo percorso filosofico per almeno 54 pagine. Cascio è pensatore esistenzialista, ma non alla Sartre, ateo e senza speranza, ma alla Camus, dove “la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo”. Il massone - così come il filosofo - secondo Cascio, cerca di continuo, senza mai fermarsi su risposte definitive. È un uomo, l’iniziato, che non si abbandona allo sterile dogmatismo, ma affronta con coraggio e determinazione la molteplicità di prospettive che il mondo gli riserva. Vengono alla mente, allora, le intuizioni di quella corrente filosofica che prende le mosse dalla svolta ermeneutica che in Italia vede il suo sviluppo con Gianni Vattimo, sotto il nome di Pensiero debole. Il linguaggio, l’Arte, la verità, il dialogo. Questi sono solo alcuni dei temi toccati da Cascio. La Massoneria come tempio e cantiere per la costruzione di un senso comune che manca all’umanità. Per Mauro Cascio, in definitiva, la ricerca filosofica sembra essere assimilabile alla ricerca massonica, poiché la squadra, il compasso, la cazzuola e la livella sono strumenti comuni ad entrambi i percorsi iniziatici.
Il volume di Mauro Cascio si compone anche di una splendida appendice nella quale Marco Rocchi e Antonio Cecere affronteranno due aspetti specifici della componente filosofica dell’istituzione massonica.
Il contributo di Antonio Cecere, dal titolo La religione a cui tutti gli uomini darebbero il proprio consenso, prende le mosse da una affermazione che il Nostro ritiene centrale nell’argomentazione di Mauro Cascio: “Davanti al tema eterno della Verità il massone cerca, il credente ha”. Cecere rintraccia il peso della componente deistica nella tradizione massonica partendo rigorosamente dallo studio delle costituzioni massoniche redatte da James Anderson nel 1723. Secondo Cecere, il quale porta a suo favore i contributi di almeno un secolo di studi in tale campo, il deismo diffuso dalla tradizione massonica si pone come stadio principale di una civiltà moderna, pluralista e tollerante. La Massoneria, allora, rappresenterà un progetto della modernità teso alla costruzione di nuove forme di sociabilità libere dal giogo dei dogmi e dalle distinzioni religiose.
Pitagorismo e Newtonianesimo nella Massoneria è invece il titolo del contributo di Marco Rocchi (autore non estraneo a pubblicazioni sul Newton alchimista), nel quale ci è permesso scorgere la funzione di collante che la Massoneria ha giocato soprattutto nel secolo dei Lumi. Se è vero, infatti, che molti filosofi illuministi appartenevano all’istituzione massonica, è anche vero che all’interno di questa istituzione hanno trovato un fuoco vivificante quelle tradizioni esoteriche come l’alchimia, la cabala e il pitagorismo. Come ricorda Marco Rocchi, non si può parlare della Massoneria come erede delle antiche tradizioni pitagoriche o ermetiche, ma di certo è innegabile la presenza nel grembo massonico di questa seconda anima, dopo quella illuministica, più misticheggiante e se vogliamo, anche più irrazionalistica.

Nazzario Giambartolomei

lunedì 11 giugno 2012

"VERSO L'ARCA D'ARGENTO - I MISTERI DEL CAMMINO DI SANTIAGO" DI GRATIANUS



Gratianus, Verso l’Arca d’argento – I misteri del cammino di Santiago, Mimesis Editore, 2011 (€.22,00).





Gratianus è uno pseudonimo dietro il quale si cela - come nelle migliori tradizioni iniziatiche - un alchimista.
Non uno studioso di alchimia, si badi bene, ma propriamente un iniziato all'Ars Regia, un alchimista che pratica l'Arte nel suo laboratorio, tra storte, alambicchi e athanor.
Gratianus è un erede diretto di quella linea che, in epoca moderna - quando cioè gli alchimisti avevano ormai quasi completamente dismesso la pratica per dedicarsi a un'alchimia simbolica, da biblioteca - va in controtendenza recuperandone l'operatività e la prassi.
È una linea che parte da Fulcanelli e si snoda attraverso Eugene Canseliet e Paolo Lucarelli, diretto Maestro dell'Autore.
In questo libro, Gratianus racconta, in un avvincente diario suddiviso in quaranta tappe (proprio quaranta, e già su questo si potrebbe discettare) il suo pellegrinaggio che partendo da St. Jean Pied de Port lo ha condotto a Santiago di Compostela in un percorso appagante lungo 700 chilometri.
Un diario strutturato come un racconto, alla ricerca dei segni dell'Arte Regia, disseminati lungo il percorso.
 Sono segni che Gratianus - forte della lezione di Fulcanelli e del suo “Il mistero delle cattedrali” - non può ignorare; e sono segni che l'Autore ci illustra con sapienza, anche se pare a volte - in accordo alla migliore tradizione ermetica - che per ogni simbolo svelato altri ne nasconda nel piano sapiente della narrazione.
Ma il vero insegnamento è quello che Gratianus ci offre indicando le tracce - per usare le sue stesse parole - della "esistenza di un'unica Tradizione operativa di «fuga dal mondo», comune a tutte le civiltà di questa terra".
Ne esce una magnifica guida scritta "a beneficio degli studiosi di filosofia ermetica, dei pellegrini consapevoli e dei viaggiatori curiosi".
Da leggere quindi e, per chi ne avesse la possibilità, da portare con sé lungo quel cammino tanto polveroso e faticoso quanto promettente e luminoso.
                                                                                  Marco Rocchi

domenica 3 giugno 2012

"IL MISTERO DI MARIA MADDALENA DAI VANGELI GNOSTICI AI REX DEUS" DI MASSIMO AGOSTINI




Massimo Agostini, Il mistero di Maria Maddalena, dai Vangeli gnostici ai “Rex Deus”, Edizioni Grapho5, 2012, €.15.00.



Un filo sottile lega l’antico culto della Dea Madre, il mito di Iside e la figura di Maria Maddalena, per arrivare – sapientemente occultato – fino a noi.
Un filo sottile, si diceva. Ma anche molto evidente e convincente se a mostrarlo, a dipanarne il groviglio, è una guida che sa di cosa parla (e non sarà un caso che a farsi carico della prefazione sia stato nientemeno che Sir Ian Sinclair).
E Massimo Agostini, di professione medico, si dedica da tutta la vita a leggere il significato, oltre le mere apparenze, di 2000 anni di storia del cristianesimo (con inevitabili richiami ben più antichi, come si è già accennato).
Agostini studia per sé, prima di tutto – e chi scrive, avendo la fortuna di conoscerlo personalmente, può offrirne una testimonianza di prima mano – ma poi si prodiga per trasmettere, con una passione trascinante, ma con pochissime concessioni alla retorica, ciò che ha appreso in lunghi anni di ricerche. E lo fa nella consapevolezza – credo – che certe cose non si comprendono con la lettura, ma attraverso la meditazione, e col lavoro su se stessi.
La lunga storia, che l’Autore racconta con sapienza, parte da Gesù e dalla Maddalena per arrivare a templari e catari, passando per gli gnostici e i cabalisti ebrei. E poco importa se Agostini prende le mosse da un affresco raffigurante la Maddalena, recentemente tornato alla luce durante un restauro della chiesa di San Domenico a Fano: la partenza è locale, ma la vicenda è universale.
È la storia della stirpe reale – ossia dei Rex Deus – ma è anche la storia del Graal col suo carico di fascinazione e suggestione.
Ma è anche, e soprattutto, la vicenda di una delle più grandi rimozioni che la storia abbia perpetrato: quello della Maddalena, della sua figura storica, ma ancor più del suo significato simbolico: “Maria Maddalena (…) è il simbolo del rinnovato patto con l’Uno Universale, con il Dio Immutabile e Inconoscibile, ben diverso da quello emozionale dell’Antico Testamento; un Dio buono, fonte di ogni manifestazione che si fa carne per la salvezza dell’umanità”.
La lettura non può che essere in chiave iniziatica, perché così è stata tramandata; poiché, come scrive Agostini: “Il limite della storia è che a scriverla sono i vincitori, sicché ai perdenti non resta che rifugiarsi in un linguaggio nascosto, trovando in esso lo strumento per tramandare ai posteri la propria verità”.
L’unico limite del libro – non difetto, si badi bene – è che, proprio per il suo prendere le mosse da un affresco fanese, esso rischia di venire collocato tra le tante opere localistiche, mentre il posto che merita è in ben altra posizione, tra opere di ben più vasto respiro.      
                                                                                 
Marco Rocchi

martedì 17 aprile 2012

L'ILLUMINISMO DEI ROSA-CROCE DI FRANCES A. YATES




Frances A. Yates, L’illuminismo dei Rosa-Croce, Mimesis Editore, 2011 (€.28,00).

Merita un plauso l'editore Mimesis per avere ridato alle stampe un'opera fondamentale della studiosa dell’Istituto Warburg, Francis Amelia Yates: “L'illuminismo dei Rosa-croce” (dopo che l'opera originale era stata pubblicata nel 1972 in Inghilterra e che l'edizione italiana del 1976, per i tipi di Einaudi, era andata esaurita da tempo).
Certe opere hanno il merito di segnare un punto di svolta, di abbattere paradigmi comunemente accettati, di aprire nuove vie alla comprensione di certi avvenimenti e di certe scuole di pensiero. Così è per quest’opera, sebbene la stessa autrice ci metta in guardia sin dalla prefazione da facili sensazionalismi: “Come può un rosacroce essere illuminista? Il fatto è che sto usando rosacroce in un senso strettamente e storicamente limitato, e non sto usando illuminismo nel suo usuale senso strettamente e limitatamente storico.(…) Rosacrociano in questo senso puramente storico rappresenta una fase della storia della cultura europea intermedia tra il Rinascimento e la cosiddetta rivoluzione scientifica del the XVII secolo.”
Rosacrocianesimo è dunque per la Yates uno stile di pensiero: “Vorrei cercare di persuadere le persone e gli storici ad usare il termine rosacrociano. Questo termine suscita pessime associazioni d'idee, dovute ad asserzioni acritiche di occultisti concernenti l'esistenza di una setta o società segreta, autodenominatasi Rosa-croce, di cui essi pretendono di descrivere la storia e l'associazione… Per parte mia vorrei suggerire di usare questo termine per definire un certo stile di pensiero storicamente riconoscibile (…)”.
La tesi della Yates è quindi che in quel delicato periodo che fece da tramite tra il Rinascimento e la rivoluzione scientifica ci fu continuità e non frattura.
Per dirla con le parole di Claudio Bonvecchio (il cui saggio d'apertura vale quasi quanto il libro stesso): “La Yates segnalava con sensibilità quasi profetica il profondo disagio dei contemporanei nei confronti del pensiero scientifico: considerato asservito alla tecnologia. Rilevando, nel contempo, come ciò desse origine ad un rinnovato interesse per l'esoterico e il religioso: visti entrambi in chiave compensative di un vuoto che sembrava - come è accaduto e accade ancora - non facilmente colmabile. Inoltre, questo interesse - e particolarmente quello per la tradizione esoterica - aveva alle spalle i sospetti del positivismo ottocentesco e del neo positivismo novecentesco, che vi vedevano una pericolosa deriva di latenze superstiziose o di nostalgie culturalmente regressive e antiscientifiche: da combattere con ogni mezzo e ad ogni costo. Non che, oggi, le cose stiano tanto meglio, anche se il ciclone della New Age - malgrado le deprecabili forzature, le ricadute culturali, la colpevole superficialità e il banale consumismo in cui è in corso - ha, quanto meno, avuto il merito di portare alla superficie e rendere osservabile (e parlabile) quanto in passato non lo era: come l'esoterismo, per l'appunto. E all'esoterismo o, più specificatamente, all'ermetismo sono rivolti gli sforzi della Yates che - protetta dal postulato dell'oggettività storica - vuole operarne un’intelligente ed attenta valutazione. Infatti (…) costante sarà lo sforzo di dimostrare che l'antico ermetismo, innestandosi sulla grande tradizione esoterica rinascimentale, è stato la levatrice di un moderno capace di coniugare l'uomo con la natura e con lo spirito. E non già di separarlo: come avverrà lentamente, con l'affermarsi di uno scientismo dogmatico, rozzo, positivista e metafisico. Su questa linea, la Yates ha profuso i suoi sforzi e le sue energie per ribadire che l'ermetismo/esoterismo non era in contrasto con il sapere scientifico, ma proponeva un sapere in cui l'uomo fosse il centro propulsore.”
D'altra parte, come dimenticare che Newton - considerato il padre intellettuale degli illuministi - incarnò alla perfezione questo trait d’union? Esemplificativo un passo del libro: “accostarsi a Newton attraverso l'alchimia rosacrociana può contribuire non solo a individuare il filone unitario dei suoi studi fisici e alchimistici, ma anche a integrarli con quelli sulla devozione ebraica, che troviamo alla base dei suoi studi storici”.
Per finire, in questa preziosa opera spicca come un importante documento il capitolo su “Rosacrocianesimo e massoneria”, che indaga il filo conduttore esistente tra queste due esperienze iniziatiche, senz'altro le più importanti dopo il periodo rinascimentale.
A completare il libro, in appendice, due dei manifesti Rosacrociani: Fama fraternitatis e Confessio fraternitatis.
                                                                                  Marco Rocchi

mercoledì 4 aprile 2012

"GNOSI. NOSTALGIA DELLA LUCE" DI BIONDI, BONVECCHIO, LETTIERI, RINALDI



Graziano Biondi, Claudio Bonvecchio, Gaetano Lettieri, Giancarlo Rinaldi (a cura di Piero Vitellaro Zuccarello). Gnosi, nostalgia della luce. Mimesis, 2012, (€.10,00).




Quattro saggi preziosi su un argomento affascinante come quello della Gnosi: è questo che ci offre il volume edito dalla casa editrice Mimesis - da sempre attenta a queste tematiche - e curata da Piero Vitellaro Zuccarello, con il patrocinio dei Collegia Mediolanum – Capitolium del Rito Simbolico Italiano.
Ma ciò che rende particolarmente prezioso l'agile volumetto di 84 pagine è il rigore scientifico dei quattro saggi, opera di altrettante autorità in ambito accademico: e non è poco, in un settore in cui spesso ciò che il mercato editoriale propone è confuso e superficiale.
Il primo contributo, introduttivo, è di Giancarlo Rinaldi (Università L'Orientale di Napoli) ed affronta il problema delle fonti per lo studio dello gnosticismo e, con esso, la dibattuta questione se lo gnosticismo vada considerata un'eresia nata e sviluppata in ambito cristiano o non affondi piuttosto le sue radici nel giudaismo o nelle religioni dualistiche iraniche. Certo il suo contributo, “Testi e documenti per la storia dello gnosticismo”, ricco di note e richiami bibliografici, è di non sempre facile lettura. Ma questo è il prezzo che si paga inevitabilmente per il rigore scientifico. E in un campo in cui il rigore a volte sembra non avere fatto presa, la ricchezza bibliografica di questo saggio risulta quanto mai apprezzabile. Come Rinaldi riferisce, il suo contributo è parte di un capitolo di un volume di imminente pubblicazione dal titolo “Cristianesimi nell'antichità”. Chi avrà letto il breve saggio qui presentato lo aspetterà con ansia.
Nel secondo contributo, Gaetano Lettieri (Università La Sapienza di Roma) affronta un aspetto molto specifico, addentrandosi nel conflitto intellettuale che vide contrapposti il filosofo neoplatonico Plotino ed alcuni suoi allievi gnostici. Fu una battaglia filosofica, quella che Lettieri descrive brillantemente, nella quale Plotino si impegnò stigmatizzando lo gnostico disprezzo dell’armonia e della bellezza sensibile. Memorabili in questo senso le sue parole: “Non si può, dunque, diventare buoni disprezzando il mondo, gli dèi che sono in esso e le altre cose belle”.
Il terzo contributo, di Graziano Biondi (Università di Urbino “Carlo Bo”), affronta la complessa figura di Basilide, filosofo gnostico dalle caratteristiche molto peculiari, che era già stato oggetto di un suo ponderoso saggio, certamente il più ricco e aggiornato sull'argomento, dal titolo: “Basilide. La filosofia del dio inesistente” (Manifestolibri, 2005). Oggetto di questo saggio, comunque, è in particolare il legame complesso e sottile tra il Nous di Basilide e il Logos di Giovanni.
Infine, nell'ultimo saggio, Claudio Bonvecchio (Università dell’Insubria di Varese), affronta con la consueta brillantezza un argomento che a prima vista potrebbe apparire come una contraddizione in termini: il complesso rapporto tra gnosi e politica. In realtà, Bonvecchio mostra con chiarezza che il rifiuto del mondo da parte degli gnostici si è sviluppato lungo due direttrici principali: quella ascetica di chi, rifiutando il mondo, lo rifugge rinchiudendosi in una sfera intimista e spirituale, e quella libertina e rivoluzionaria che manifesta il rifiuto del mondo combattendone le regole e facendosi così portatrice di pulsioni rivoluzionarie. Il saggio di Bonvecchio termina con l'acuta analisi dell'opera di recupero della Gnosi da parte di due grandi intellettuali del calibro di Hermann Hesse e Carl Gustav Jung.
Raramente una raccolta di contributi nata dagli atti di un convegno risulta di così piacevole e stimolante lettura.

Marco Rocchi

lunedì 12 marzo 2012

"MEMORIE DI UN MASSONE" DI NICOLA MARDARCE



Nicola Mardarce, Memorie di un Massone, Bastogi Editore, 2012 (€.15,00)


Nicola Mardarce, lo apprendiamo dalla notizia in quarta di copertina, è uno pseudonimo dietro il quale si cela un avvocato romano di media età, di madre ebrea e padre protestante; già docente universitario in Italia e all'estero, ha all'attivo oltre 100 saggi giuridici di diritto e storia della Chiesa antica. Sarebbero dati sufficienti a permetterne, senza troppi sforzi, l'identificazione. Ma a che pro? La sua storia è sincera, persino – in qualche tratto – fino alla sgradevolezza che a volte accompagna la sincerità.
Perché Mandarce è trasparente, e con questa trasparenza racconta la sua storia – che potrebbe essere quella di qualunque massone – entro una non meglio identificata Obbedienza.
“La Massoneria vista dall'interno” è il sottotitolo del libro, con l'intento, dichiarato, di fare da controcanto al libro di Maurice Caillet “Io ero massone” (un libro che, sia detto per inciso, disonora ben più il transfuga che l'Istituzione cui egli dichiara di essere appartenuto; e non per il “tradimento”, ma piuttosto perché Caillet dimostra di non aver compreso nulla degli insegnamenti ricevuti).
Ma Mardarce non polemizza con l'ex massone francese; semplicemente, racconta la sua esperienza massonica, ben più coerente e consapevole di quella di Caillet.
E lo fa con grazia e con ironia, e a tratti quasi con britannico distacco, comunque ponendosi fin dalla premessa un obiettivo chiaro: “Non è mia intenzione convincervi delle mie ragioni né difendere la massoneria ove non tutto è rose e fiori, al pari di qualunque aggregazione di esseri umani. Desidero soltanto ripristinare l'obiettività”.
Un libro rivolto quindi, se ne deduce, ai profani, i quali però non troveranno risposte a curiosità morbose: non segreti rivelati, non rituali violati, ma il racconto autobiografico di un avvincente cammino iniziatico.
Rivolto ai profani si diceva; ma non solo, e certamente molti massoni lo leggeranno con un certo godimento.


                                                                                                  Marco Rocchi 

sabato 10 marzo 2012

"DE SECRETIS OPERIBUS ARTIS ET NATURAE" DI CARLO DE RAFFAELE


Recensione libraria:


Carlo De Raffaele, De Secretis Operibus Artis et Naturae, Bastogi Editore, 2011 (€.8,00)

Il libro di Carlo De Raffaele, che si pone come una sintesi di diversi precedenti contributi dell’Autore, propone un affascinante viaggio nel misterioso mondo dei Rosacroce e indaga il legame tra Rosacrocianesimo, Massoneria e chiesa Cattolica. L'opera prende le mosse da una disamina del problema dell'identità del fondatore della confraternita dei Rosacroce: che Christian Rosenkreutz fosse una figura mitica non v'erano dubbi, ma De Raffaele avanza l'ipotesi, sulla base di un manoscritto conservato a Maiorca, che il vero fondatore dell'Ordine sia stato nientemeno che Raimondo Lullo, filosofo, alchimista e cabalista spagnolo, sulla cui figura per certi versi Christian Rosenkreutz sembra ricalcato.
In particolare, ad accomunare i due personaggi, oltre ad una sovrapponibile serie di esperienze biografiche, ci sarebbe la volontà condivisa e dichiarata di riunire tutti gli uomini in una comune religione universale.
Se l'ipotesi di De Raffaele fosse  confermata, la mitica confraternita e il suo altrettanto mitico fondatore assumerebbero un carattere reale, e tutti i movimenti Rosacrociani sorti dopo la pubblicazione dei tre manifesti (Fama, Confessio e Nozze chimiche) tra il 1614 e il 1616 avrebbero una filiazione più o meno diretta con la confraternita fondata da Lullo.
Ma c'è di più, perché un altro manoscritto, conservato ad Oxford, e attribuito al filosofo francescano Ruggero Bacone – anche lui con forti interessi alchemici e occultistici –, spinge De Raffaele a sostenere anche la filiazione diretta della Libera Muratoria dalla Confraternita dei Rosacroce. Questo manoscritto sarebbe dunque, secondo l’Autore, un vero e proprio "manifesto primigenio della Massoneria", e proverebbe che “le origini della Massoneria, come pure della società segreta della Rosacroce, durante il medioevo vadano individuate proprio in seno a quell’istituzione che più ha combattuto ed ostacolato, nei secoli, le attività di entrambe: la chiesa Cattolica”.
Se scegliamo di usare il condizionale è perché queste ricerche, che devono ancora essere confermate, smentirebbero le teorie fin qui più accreditate dagli storici sulla origine della massoneria speculativa, che andrebbe così retrodatata al medioevo, anche se – nella nuova cornice che il lavoro di De Raffaele va delineando – l’intreccio tra massoneria speculativa e operativa sarebbe così aggrovigliato da sfumare i contorni delle due esperienze.
Se a tutto questo aggiungiamo che, in una nota iniziale, l'Autore riferisce di pressioni, furti e minacce ai suoi danni, ce n'è abbastanza per tingere di giallo una lettura già di per sé interessante.

                                                                                              Marco Rocchi